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La Consulta boccia le Regioni denuclearizzate

Terra, 29 gennaio 2005
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

La Consulta ha giudicato costituzionalmente illegittime le leggi delle Regioni Sardegna, Basilicata e Calabria che vietano lo stoccaggio e il transito, sul proprio territorio, di scorie nucleari.

L'unico organo ad avere competenza in merito - stabilisce la Corte Costituzionale - è il Governo, il quale può decidere in autonomia dove seppellire i pericolosi rifiuti.

E' questa una sentenza che forse, e per fortuna - in relazione alle possibili conseguenze ambientaliste - giunge in ritardo, dato che sembrerebbe intenzione del Governo esportare in siti esteri specializzati e attrezzati i rifiuti nucleari più pericolosi (ma sarà veramente così?).

Giunge in tempo, invece, per assegnare un punto importante ai "centralisti" (coloro che ritengono più importante lo Stato) contro i "federalisti" (che reclamano maggiore autonomia della periferia).

A dire il vero non è sempre chiaro chi sia con chi. A volte quei politici nati con le parole d'ordine dell'indipendenza regionale sembrano schierarsi con le forze centripete; altre volte i difensori dell'unità nazionale si schierano per una reale, vera autonomia legislativa delle regioni (per inciso, anche a livello mondiale mi pare che si combatta questa battaglia e si viva questa contraddizione).

La partita comunque si sta giocando sulla interpretazione delle norme e sul fatto che le riforme costituzionali non sono ancora finite. Una decisione della Consulta, in un senso o nell'altro, sposta l'ago della bilancia in un senso o nell'altro.

L'organizzazione politico istituzionale della Repubblica prevede e riconosce ai vari soggetti (Stato, Regione, Province, Comuni), oltre che pari dignità, competenze esclusive o in concorrenza. Evidentemente lo stoccaggio delle scorie nucleari non spetta alle regioni.

Prescindendo per un attimo dalla soluzione che si sta trovando al tema in questione e di cui accennavo prima, questo vorrebbe dire che contro le scorie e contro il progetto del sito unico nazionale dovranno bastare e avanzare le proteste popolari con i blocchi di autostrade, porti e aeroporti? Vorrebbe dire che i Consigli regionali possono risparmiarsi le sedute e gli ordini del giorno unanimi contro le invadenze governative? Che possono risparmiarsi la fatica di legiferare in un campo che non è chiaro essere loro competenza?

La stagione federalista ha forse lasciato intendere altro. Fraintendere altro. Ma la realtà è che viviamo un momento in cui si ha quasi paura di decentrare sul serio (non solo a parole, intendo) e in cui i dettati della nostra Carta Costituzionale sono interpretati assecondando questa paura.

Viviamo una stagione in cui si ha più la necessità di concentrare i poteri decisionali e legislativi che quella di coinvolgere responsabilmente soggetti periferici; e non solo a livello nazionale, ma sovranazionale, come dicevo. Il potere dell'Europa e degli Stati Uniti d'America (questi ultimi, veri legislatori planetari), in alcuni ambiti e per determinate materie, ne sono la prova.

In questo modo però rischiano di rimanere schiacciate le specificità, le diversità, le minoranze, le esigenze profondamente legate al territorio.

E lo dico anche perché il Governo della Repubblica sta impugnando davanti alla Corte Costituzionale anche leggi la cui competenza è marcatamente regionale. Penso alla cosiddetta "salvacoste" della Giunta Soru: una legge che si occupa di urbanistica, cioè di una materia che lo Statuto (costituzionalmente riconosciuto) della Regione autonoma della Sardegna assegna esplicitamente ed esclusivamente a sè stessa.

Insomma, in tema di centralismo democratico, la questione è aperta, oltre che ostica e confusa.

pixim
cma

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