L'uomo occidentale non è terrorizzato dai carri armati a torretta autonoma e a puntamento elettronico, in grado di colpire contemporaneamente dieci bersagli posti a diversi chilometri di distanza.
Non è terrorizzato dai fucili mitragliatori M16 con doppio caricatore da 50 colpi o dai missili mare terra dei sommergibili a propulsione nucleare che dal Mar Rosso possono arrivare a Mosca in pochissimo tempo.
Quasi ci inorgogliscono, invece, la loro produzione ed esistenza. E discutiamo nei talk show su quali armi utilizzare in un determinato contesto.
Neppure i suicidii di casa nostra, ormai tanti, ci spaventano. Ne conosciamo le "ragioni": sono sempre "ragioni private" (amore, depressione, disastri economici...) che quasi mai coinvolgono qualche "estraneo", e in ogni caso mai intenzionalmente.
L'uomo occidentale è terrorizzato invece dai kamikaze.
Ci sconvolge il pensiero che degli esseri raziocinanti arrivino a trasformarsi in bombe intelligenti (non come quelle americane) e arrivino all'estremo sacrificio per una causa per noi incomprensibile.
La sola idea di poter avere al nostro fianco qualcuno con la cintura esplosiva, ci toglie il sonno e tutte le nostre sicurezze. Siamo terrorizzati da ciò che non conosciamo, da ciò che non capiamo, da ciò che sfugge alla nostra capacità di interpretazione scientifica e ai nostri canoni di comportamento codificati.
Quale causa, ci chiediamo, può giustificare un simile gesto: l'esplosione della carne, delle ossa, del sangue e del cervello? Anzi non ce lo chiediamo. Preferiamo la scorciatoia della presunta nostra ragione raziocinante: sono dei pazzi; sono dei terroristi; vogliono destabilizzare l'occidente. Oppure preferiamo credere che l'unico motivo siano i soldi e gli onori promessi, ai parenti dei kamikaze, dai cattivi maestri. I mandanti.
Nelle nostre società opulente e individualiste abbiamo disimparato il sacrificio e scordato gli ideali onnicomprensivi.
Sarà un bene? Sarà un male? Chi lo sa.
Ma in ogni caso ci è impossibile vedere nel kamimaze un semplice "ordigno bellico" che, come una bomba a grappolo, può essere usato in mille modi diversi, in funzione dell'obbiettivo.
A prescindere dal contesto e dagli obbiettivi colpiti, le bombe umane sono terroriste e come tali vanno fermate e condannate. I nostri giudici devono fermare e condannare i reclutatori, arrestare e carcerare i "mandanti".
Non c'è differenza - facciamo finta di non vederla - tra l'attentato all'autobus scolastico israeliano (quello sì deliberatamente terroristico) e l'attentato al check-point militare che coinvolge accidentalmente dei civili.
I magistrati di Brescia si sono fatti interpreti di questa confusione e di questo sentimento terrorizzato e hanno sancito che dei "privati" (non in divisa, quindi) che si fanno saltare in aria dentro le caserme di militari stranieri contro cui si è in guerra, o ai loro posti di blocco, sono terroristi perchè terrorizzano i soldati.
A corollario c'è l'idea (o ideologia?) che i soldati, in Iraq, siano lì per portare la pace.
Ma anche se così fosse, il diritto non può scartare o dimenticare l'ipotesi di una percezione diversa da parte di altri "civili" locali. Che diventano kamikaze.
Tutto adesso è tornato in ordine. Niente più sconti ai terroristi che si fanno esplodere: arrestiamoli anche dopo che sono morti; raccogliamo i brandelli e portiamoli a Guantanamo affinchè non parlino di sè agli altri attentatori potenziali.
Leonardo
cma